Infrastrutture che collassano

Il drammatico collasso del Ponte Morandi  di Genova mi ha colpito profondamente. Ho provato un profondo senso di tristezza ma anche una forte rabbia unita al senso di impotenza. Come è potuto accadere?

Ho iniziato a cercare informazioni su Atlantia SpA, la società che controlla Autostrade per l’Italia che ha in concessione le autostrade a seguito di una delle ultime ondate di privatizzazioni della fine degli anni 90. Atlantia è posseduta da investitori istituzionali come Blackrock, HSBC ed una banca italiana (5% ciascuno) e dalla Holding della famiglia Benetton con circa il 30%.  Il resto è flottante.

La rabbia aumenta scorrendo i dati finanziari di questa società che, in una posizione privilegiata di rendita monopolistica, raccoglie circa € 3,6 miliardi in pedaggi autostradali all’anno ed ha fatto profitti netti di circa € 1,5 miliardi nel 2017.  Come hanno potuto lasciare che un ponte crollasse?  Perché non erano obbligati a reinvestire in manutenzione una parte sostanziale dei pedaggi incassati? Quali erano i meccanismi di sicurezza e controllo? Chi era responsabile per la sorveglianza e supervisione di quello che Atlantia faceva, o forse, non faceva?

 

Incentivi sbagliati sono la ricetta per il disastro

Lasciando da parte le ragioni tecniche del crollo e le responsabilità che saranno accertate dalla autorità competenti, c’è a mio avviso una ragione fondamentale alla base di questa ennesima tragedia: incentivi sbagliati ed un modello sbagliato di privatizzazioni.

Così come la crisi finanziaria del 2007 è stata fondamentalmente generata dagli incentivi sbagliati che hanno permesso alle banche di effettuare predatory lending ed innescare così la bolla dei sub-prime, qui l’incentivo per il monopolista privato è di massimizzare i profitti a danno della manutenzione e della sicurezza.  Inserendo meccanismi di controllo si può cercare di fare funzionare per un pò un modello di business sbagliato (quello dei beni pubblici strategici dati in gestione a privati), fino a che, inevitabilmente, quando qualcosa nei controlli non funziona a dovere, le conseguenze drammatiche sono sotto gli occhi di tutti.

Quindi la cosa migliore sarebbe quella di cercare di costruire un nuovo modello di business per gestire, economicamente e nell’interesse della collettività´, tutti i beni pubblici strategici; questo come alternativa al lasciarli ciecamente nelle mani di privati senza scrupoli guidati solo dal profitto o nelle mani bucate e poco efficienti dello stato.

Dobbiamo quindi creare ex novo un sistema di incentivi che consenta di gestire il business in modo economico e sostenibile senza la necessità di eccessivi controlli.

La Blockchain e token-economics possono aiutarci a costruire questo nuovo modello di business.

 

Token-economics per allineare efficacemente gli incentivi

Anche se le origini della token-economics risalgono ai primi del 1800, nell’ambito di studi di psichiatria, il termine è stato preso in prestito dalla crypto comunità per definire generalmente un sistema di incentivi economici dati ai partecipanti di un certo ecosistema al fine di influenzarne i comportamenti verso un modello predefinito e virtuoso che possa portare quindi benefici a tutti.

Token-economics è una branca degli studi sociali e non differisce dai tradizionali studi di economia, tranne che per il fatto di prendere ispirazione dalla economia comportamentale (behavioural economics) e dalla teoria dei giochi (game theory) nella ricerca dei più opportuni incentivi economici per influenzare positivamente i comportamenti individuali.

 

Costruire un nuovo sistema basato sulla Blockchain per gestire beni pubblici strategici

Prendiamo quindi il caso delle autostrade italiane e di come il fallimentare sistema delle concessioni pubbliche potrebbe essere riscritto usando la Blockchain e token-economics per dare a tutti i partecipanti migliori incentivi per indirizzarli verso un modello comportamentale economicamente ed eticamente adeguato.

Quello che segue non mi consta sia mai stato proposto prima, quindi vi invito a prenderla come una proposta sperimentale che sarà ovviamente suscettibile di critiche, modifiche e migliorie.

    1. La concessione deve essere revocata e la gestione delle autostrade deve tornare in mani pubbliche.
    2. I principali stakeholders del sistema saranno quindi:
    • lo stato che possiede i beni
    • i cittadini che usano i beni e pagano i pedaggi
    • le imprese appaltatrici che partecipano alla costruzione e manutenzione dei beni.
    1. I flussi finanziari saranno:
    • i pedaggi
    • i costi di manutenzione e costruzione.
    1. L’intero sistema deve girare su una Blockchain sufficientemente decentralizzata ed aperta. Questo significa che tutti gli stakeholders potranno accedere e visionare documenti riguardanti le finanze della società´, i costi di manutenzione, le procedure di assegnazione degli appalti, le fatture delle società appaltatrici, report sulla sicurezza da parte di soggetti terzi, ecc. Tutto sarà accessibile e consultabile alla luce del sole e nessun dato o documento potrà mai essere cancellato o modificato da alcuno.
    2. I beni dello stato saranno conferiti in una società veicolo le cui azioni verranno tokenizzate diciamo 1:1 (1 azione uguale ad un token digitale). Anche i token verranno emessi su una Blockchain. Questi Equity Tokens rappresenteranno il diritto di partecipazione economico ai profitti della società´, intesi come i pedaggi raccolti dedotti i costi diretti di manutenzione e costruzione, con esclusione di tutti i costi indiretti. La ragione per cui escludo dal computo dei profitti i costi indiretti è perché´ voglio evitare l’incentivo ad utilizzare costi non relativi alla gestione del business per incidere sfavorevolmente sulle redistribuzioni agli stakeholders ai sensi del successivo punto 8.
    3. Una percentuale predefinita dei token potrà essere distribuita (il termine in gergo e´airdropped) agli utenti delle autostrade/cittadini, per esempio a tutti gli utilizzatori del sistema Telepass .
    4. Le ditte appaltatrici dei servizi di manutenzione e costruzione verranno pagate con le seguenti modalità verranno usati Smart Contracts per assicurare la corretta esecuzione dei termini di pagamento e la possibilità di rivalsa nei confronti delle ditte appaltatrici nel caso di violazione degli obblighi di garanzia sui lavori eseguiti e sulle manutenzioni:
    •  una parte dei pagamenti a rate al raggiungimento degli obiettivi;
    •  una parte dei pagamenti in natura attraverso tokens della società che detiene i beni, in modo da assicurare che l’impresa appaltatrice abbia un interesse ed un beneficio economico alla continuata e corretta funzionalità del bene pubblico che genera cash-flow.

    Lo Smart Contract assicura che i tokens non potranno essere venduti dalle società appaltatrici fino a che non siano scaduti gli obblighi di garanzia e manutenzione sui lavori effettuati. In caso di dispute, l’amministrazione pubblica avrà un ulteriore possibilità di rivalersi sui tokens posseduti dalla ditta appaltatrice, che potranno essere automaticamente revocati o annullati attraverso apposite disposizioni negli Smart Contracts.

    Chiaramente dovranno esserci apposite disposizioni per la risoluzione delle controversie ed i cosiddetti “Oracoli“.

    • – come ulteriore garanzia gli appaltatori dovranno acquistare, in percentuale al valore dell’appalto, dei titoli di stato che potranno anch’essi essere “tokenizzati” ed usati per garantire un ulteriore opzione di rivalsa della pubblica amministrazione verso l’appaltatore inadempiente. I titoli di stato, se tokenizzati, saranno vincolati come collaterale in uno Smart Escrow, altrimenti anche le modalità tradizionali, come i depositi vincolati, possono essere utilizzate. Anche se la funzione di questi titoli in garanzia è sostanzialmente uguale a quella di un tradizionale performance-bond, in cui è una banca terza a garantire l´adempimento dell´appaltatore, la differenza sta nel fatto che questi titoli di stato non hanno un costo per l´appaltatore e beneficiano, in un circuito virtuoso, sia lo stato che l´appaltatore che riceve gli interessi (semplicemente si tratta di un modo indiretto per contribuire, in parte, a finanziare il debito pubblico internamente, diminuendo la dipendenza dagli investitori istituzionali stranieri che poi speculano sullo spread appena possono).
    1. La governance di questo sistema dovrebbe anche assicurare che lo stato non butti via i soldi e che quindi tutti gli introiti realizzati (pedaggi), vengano spesi per manutenzione e/o nuovi investimenti infrastrutturali. Questo significa che tutti gli introiti vanno vincolati ad essere o (i) spesi in manutenzione, o (ii) reinvestiti in nuove infrastrutture necessarie, o (iii) distribuiti a tutti i tokenholders.

    La percentuale di re-distribuzione dei profitti residui sarà oggetto della governance e potrà essere variata per massimizzare gli incentivi, dando, ad esempio, una percentuale più alta per premiare le diligenti ditte appaltatrici e i cittadini utilizzatori dell’infrastruttura, che possono utilizzarla come deduzione fiscale o semplice rimborso dei pedaggi pagati.

    1. Un sistema di governance efficace deve essere creato dove tutti i tokenholders/partecipanti abbiano, almeno, un ruolo propositivo e di supervisione, anche se poi la decisione finale spetterebbe all’autorità pubblica delegata.

 

 

Conclusioni

È chiaro che la implementazione pratica del meccanismo sopra proposto dovrà affrontare complesse questioni, soprattutto politiche, tecnico-tecnologiche e legali.  Se sono ragionevolmente sicuro che sia gli aspetti tecnico-tecnologici che quelli legali potranno essere risolti con successo, altrettanto non posso dire delle questioni politiche. Purtroppo, alla base degli incentivi sbagliati di cui abbiamo parlato sopra, ci sono una pericolosa commistione di interessi tra politica e poteri finanziari forti, che genera un sistema di corruzione legalizzato, quello cioè in cui il denaro nelle mani di pochi e grandi investitori compra (legalmente) l’appoggio politico ed acquisisce posizioni privilegiate di rendita monopolistica a danno della collettività´.

Questo non è il sistema generalizzato, ma per questo forse più ”democratico” e tutto sommato “innocuo” della vecchia “mazzetta”; questo è un ben più pericoloso e dannoso sistema di corruzione, non generalizzato ma elitario, istituzionalizzato e legalizzato, eretto a vero e proprio Sistema e che trova le sue radici nella dottrina americana delle lobbies e degli special interest groups e che in Europa vede Bruxelles e la Germania come i principali luoghi di attività concentrazione di questo potere.

Quello che è importante notare qui è che questo nuovo meccanismo e l’uso combinato della Blockchain e della token-economics, sono in grado di allineare molto più efficacemente gli incentivi di tutti gli stakeholders e quindi disincentivare la massimizzazione dei profitti privati a danno degli investimenti e della manutenzione, che sono le reali ragioni alla radice di questa tragedia. Oltre ovviamente a garantire la totale trasparenza, immutabilità dei dati ed un controllo diffuso sull’intero sistema.

Considerando l’attuale situazione di emergenza in Italia per le infrastrutture e gli investimenti pubblici e la chiamata a gran voce da tutte le parti per trovare uno sblocco a questa impasse, mi auguro che la proposta di cui sopra sia almeno oggetto di attenta valutazione e di un costruttivo dibattito scevro da preconcetti ed ideologie politiche.

Questo meccanismo, infine, ben potrebbe essere utilizzato ogni qualvolta vi sia la necessità di gestire, economicamente ed efficacemente, un bene pubblico strategico senza doverlo lasciare, né ciecamente nelle mani di investitori privati scarsamente affidabili, nè in quelle sprecone dello stato.

 

L’autore

Andrea Bianconi è un avvocato d’affari internazionale con oltre due decenni d’esperienza, uno studioso di Austrian Economics, storia monetaria e geopolitica, un appassionato sostenitore di Bitcoin, delle tecnologie DLT e di Blockchain.  Svolge consulenza nel settore ed è speaker/panellist a conferenze ed eventi di settore.  Membro del Think Tank Untitled-INC (http://www.untitled-inc.com), della Blockchain Hub di Berlino (https://blockchainhub.net) e della Blockchain Bundesverband tedesca (https://www.bundesblock.de), ha collaborato alla stesura del primo studio di settore internazionale “EU Token Regulation Paper” presentato alle autorità europee e nazionali di alcuni stati europei.

https://www.bianconiandrea.com/

https://www.linkedin.com/in/andrea-bianconi-blockchain-law/

 

 

 

Roxana Florea

Roxana è la co-fondatrice di Blockchain Flash News. Appassionata di blockchain e criptovalute, mira ad aiutare le aziende blockchain ad aumentare la visibilità nel mercato attraverso l'implementazione di strategie di crescita sui social media.

View all posts

Add comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Advertisement